16.1.07

!Que viva Gallo!

TODO CHUECHO:

Taccuino di viaggio, manifesto della filosofia monocroma dell’autore, questo lavoro di Danilo Gallo può essere considerato il suo “Tjiuana moods”; ma, a differenza di Mingus che, grazie al bagno rigeneratore nei vizi della città bordello, del luogo di iniziazione di ogni americano, risorgette galvanizzato e vitale e in grado di produrre un’opera ricca di nuova linfa, nel suo “Gallo and the roosters” il contrabbassista e compositore foggiano trova nel Messico conferma dei suoi umori, sostanzialmente tragici.

Una passerella circense di scheletri in sombrero, l’incombenza del fato e dell’inevitabilità della morte e poi nient’altro e però l’articolarsi della mestizia in varie sfaccettature, talvolta persino allegre, anche se a denti stretti.

Ma questo cd è anche il moltiplicarsi del suono del suo strumento; bassista di derivazione hadeniana, Gallo è innamorato dei suoni passivi del suo contrabbasso. Si sente un continuo schioccare come di frusta nelle tracce; la nota è indefinita e primeggia l’alone armonico delle corde. Un suono intestinale, color ciocco bruciato.

Gallo, dicevo, distende il suo timbro per un organico abbastanza insolito, che vede al clarinetto basso Achille Succi (ex della band di Vinicio Capossela), al trombone Gherhard Gschlossl, e il fido Zeno De Rossi (attuale batterista di Capossela) ai tamburi.

Come si può intuire il timbro generale è scuro, tendente al cupo anche se con lampi; e già l’intro del brano “Kabu-l“, che apre l selezione, imposta il piano di guerra, con il trombone di Gschloss duettare con l’archetto rognoso del leader. Dopo alcuni secondi il gruppo si compatta e su un beat binario, il brano prosegue tra gli schiaffi dei piatti di De Rossi e il legnoso stridere del clarinetto di Succi. Forma chiara e semplice che si perde e si ritrova per la strada. In fondo siamo in viaggio in una terra sconosciuta e dalle molte incertezze.

“Piece froide n.1” (Erik Satie) sono l’alibi per abbozzare un ritratto in stile figurativo dello stesso autore alla scoperta delle terre nuove. Primi incerti, timidi passi. Passione per un artista come affinità. Come a dire: “In realtà l’ho scritto io!”.

La rumba “El Gallo Sanchez” è un tenero racconto delle vie messicane; una dolce festa sta terminando e la gente raccatta le ultime briciole di piacere.

Appare il primo ospite del disco, l’infida chitarra di Enrico Terragnoli, storta di Mexcal Oaxaca tra i tardivi petardi del batterista.

“Lullaby of the rattlesnakes” incede greve e malcerta in terreni pericolosi e sconosciuti, con il Rhodes di Giorgio Pacorig,sinistro organetto da horror serie z, fino ad incontrare il 9/8 e il sax di Daniele D’ Agaro.

“Mysticisme nuclèaire” vede un summit di ance: tre sax contralto, Nicola Fazzini, Achille Succi e il lacerante grido dolphiano del promettente Piero Bittolo Bon. Siamo in un armageddon scandito dai tamburini militari di De Rossi e U:T: Gandi. Per chi scrive il brano piu’ bello della raccolta, tutto chiuso nella sua inesorabilità senza soluzione.

Tom Waits, uno dei musicisti preferiti da Danilo Gallo, viene omaggiato nella cover della sua tenera “Alice”, rivisitata come fosse un’elegia funebre e aperta da Terragnoli e con il growl del trombone di Gschloss a mimare la voce del crooner pstmoderno.

Il contrabbasso apre la rivisitazione del secondo dei “Pieces froides” di Satie; dopo la circospezione del leader la cover si trasforma in una chase di fiati sopra un malsano twist dispari.

“Bugsy Siegel”, racconto delle gesta del mafioso ebreo fatto fuori da Lucky Luciano sarebbe un bel tema, tra i migliori scritti da Gallo: dico sarebbe perché questo arrangiamento, sebbene ottimamente eseguito, sa troppo di “Masada”.

Un'altra nazione, un altro clima: “Udine”. Il mesto ritorno a casa (in provincia di Udine, a Cavalicco, si trovano gli studi dove è stato registrato questo cd); l’autore tira le somme dei fasti messicani per riscoprire che alla fine, dei falò rimane solo la cenere. L’andamento è quello del blues, inevitabilmente fino ad una improvvisa cantabilità di stampo ellingtoniano. Tracce di allegria, trattenute, quasi vincenti al rush finale.

13.1.07

copioincollo e son d accordo

pubblico da "Libero" news senza commento Trentenni/ Ribelliamoci contro il basso qualunquismo
Sabato 13.01.2007 10:00

di Alessandro Rimassa

“Adesso fanno arrivare i rumeni, poi voglion dare i nostri bambini ai gay e magari anche ai trans... ma dove andremo a finire, signora mia?”

Nella frase che ho riportato c’è una giusta domanda: dove andremo a finire? Quelle parole sono uscite dalla bocca di una signora sui 65 anni, accento vagamente del nord, che l’altra mattina camminava con un’amica per una via del centro di Milano. Le due se la prendevano con Prodi e con il Governo ladro, immaginando un futuro disastroso e disastrato per il nostro bel paese. Tutte le colpe, ad ascoltar loro, sono dell’attuale Governo: che permette ai rumeni di entrare indisturbati in Italia, che sta per fare una legge sulle adozioni gay, che magari darà i bambini anche ai trans.

Tutte cose false, ovviamente. Non è il Governo che fa entrare i rumeni in Italia, è che la Romania, ora, fa parte dell’Unione europea. Non c’è, allo stato attuale, nessun disegno di legge né proposta sulle adozioni gay. Nessuno, quindi, sta pensando di far adottare i bambini ai transessuali.

La signora si chiedeva “Dove andremo a finire?”, e la domanda è più che legittima: con tutto questo qualunquismo, dove andremo a finire?

La colpa, certo, non va attribuita alla signora di cui sopra. Sono i nostri dirigenti e politici che, sui giornali e soprattutto in televisione, rimbambiscono la gente con dichiarazioni terroristiche, populiste e qualunquiste. Non c’è, nei nostri politici, onestà intellettuale, per tirar l’acqua al proprio mulino si infarciscono i propri discorsi di notizie volutamente false e tendenziose. Sui Pacs si dice no e si invita la gente a ribellarsi, “... perché altrimenti i nostri bambini verranno affidati solo a coppie omosessuali!”. Sono queste frasi a effetto, questo populismo becero, a influenzare le masse e, di conseguenza, a rovinare l’Italia.

Sono queste le cose da combattere, sono questi i piccoli mali che, sommati l’uno all’altro, fanno di questo Paese un grande malato. Se dalla signora di 65 anni non possiamo aspettarci comportamenti che segnino la svolta, certo dai più giovani dobbiamo pretenderli: e motore di questa silenziosa ma costante e speriamo efficace ribellione, dobbiamo essere noi trentenni.

12.1.07

il mio nome è nessuno...

STAVO schiacciando Narayana sulla parete del muro a fianco del suo letto, non accortomi di quanto stesse scomoda, creatura, e tutto per vedere sul pc il biopic di uno dei miei attori prediletti; Peter Sellers. Avevo trascurato "Tu chiamami Peter" (The life and death of Peter Sellers, 2004) perchè non amo i biopic. I biopic hanno una scadenza troppo vincolante: il calendario di una vita umana, che già a descriverla è impossibile poichè nessuno ne sa niente, soprattutto il diretto interessato. A che pro allora aver realizzato Quarto Potere? Il caleidoscopico monumento di Welles è uno dei pochi film su una vita che riesce a portarci attraverso le sue mille sfaccettature e il gioco di specchi al mistero di una vita. L'escamotage Rosabella, che pare puerile, è appunto la forma della parola segreta che ognuno si porta nella tomba. I realizzatori di biopic seri dovrebbero accettare i limiti di questo sottogenere perverso; o altrimenti realizzare spassi come la biografia di Schubert con Al Bano o le "false" biografie di Ken Russell. Invece da parte di chi narra e da parte del pubblico voyeur e credulone la biografia filmata è attesa, agognata; siamo certi che la tela immortalata ci restituirà la soluzione all'enigma o perlomeno ci farà godere un po' rimaterializzando idoli defunti. (Spettatori di bocca oltremodo buona). E in quanto a rimaterializzazione Geoffrey Rush ci dà un saggio da manuale: il suo Peter Sellers è mimetico fino all'ossessione. Rush ha fatto quello che a Sellers non è mai riuscito; travestirsi da Peter Sellers. Ed è davvero bravissimo. Ma questa bravura pare inutile in un film dove gli altri sosia sembrano manichini (John Litghow come Blake Edwards, Charlize Theron come Britt Ekland, Sonia Aquino nell'ardua impresa di somigliare all'irripetibile Sofia nazionale, e comunque Sonia Aquino è una bellissima donna); manichini che vengono calati in scena ome magiche apparizioni, rivelandosi posticci. Rush invece impressiona: vestito da Stranamore mi ha fatto balzare dalla sedia. Anche nei panni dell'immondo personaggio del torero Bobo ("Il magnifico Bobo", forse il punto piu' basso della carriera di Sellers) c'è da restare allibiti. Peccato che Rush sia spesso in occhiali poichè il trucco ha realizzato gli stessi occhi di Sellers, la carta d'identità di ogni uomo. . Non che Hopkins non tenti di svincolarsi dal tran tran biografico, inseredo curiose e azzeccate incursioni di Sellers/Rush, travestito come i personaggi fondamentali della sua vita (prima il padre, poi la madre etc..) a cui continua a dar vita e a dire le parole capitali; come a dire del vano/non vano tentativo di un attore di dare vita a ciò che è morto. Si potrebbe vedere come una riflessione sul biopic in toto ma non voglio iperanalizzare....ma ciò non compensa il ritratto del sellers privato, dove le scene madri sono sintesi visive delle sue isterie, paranoie, edipo, droghe e infarti etc. Partiamo con gli esordi radiofonici per passare ai trionfi cinematografici, gli amori folli per Sofia Loren, il rapporto con la madre (edipo, era ovvio) e con la moglie che, anche dopo il divorzio avrà a che fare con questo bambino-adulto. Ripercorriamo la carriera dagli esordi radiofonici per passare ai trionfi in patria con le commedie "statali" tipo quelle di Mario Zampi, al rapporto con Kubrick, che credo considerasse Sellers un oggetto pronto per ogni evenienza, per giungere alla "Pantera rosa", forse l'unico capitolo cinematografico della sua carriera che lo ha fatto amare dagli italiani (che generalmente lo odiano). Purtroppo, a parte un richiamo "scatologico", del suo capolavoro ,"Hollywood party", questo film così profondo dietro le vesti di commedia, si tace. forse non c'era alcunchè di rilevantemente scandalistico su cui filmare. In compenso, alla metà del filn abbiamo la presenza di "Being there-Oltre il giardino", sia che si tratti del volume in mano al suo fattucchiero (Stephen Fry) sia che lo realizzi, il progetto tanto agognato da Sellers è sempre sottotraccia. Chance il giardiniere...un vuoto che travolge le altre vite; e Sellers soffriva di non avere una sua personalità. E desiderava spogliarsi di tutti i suoi travestimenti... .......................................................................................................................................................................... Certe volte mi verrebbe da promuovere una petizione per abolire il biopic ma anch'io ci casco sempre; anch'io voglio che La Morte Al Lavoro rimetta in vitta i morti...ma come sembrano misere le loro vite al cinema... p.s.: a proposito! era piu' bravo Peter Sellers o Alec Guinness?

8.1.07

cuong vu e il gallo rosso

L'EVENTO (scusate la parola) è semplicemente grandioso; le aspettative altissime. Il risultato certamente egregio. Il grande trombettista vietnamita CUONG VU (trombettista del quartetto YEAH NO di Chris Speed e dell'ultima formazione del PAT METHENY GROUP) ospite del quartetto MICKEY FINN. Musicista affine per sensibilità ai mondi del Gallo Rojo e uno dei prediletti dagli stessi in alcune date davvero imperdibili. Qui sotto l'elenco degli appuntamenti. MICKEY FINN plus CUONG VU italian tourcuong vu_trumpet/fx_enrico terragnoli_guitar_giorgio pacorig_rhodes/fx_danilo gallo_acoustic basses_zeno de rossi_drums january 200720_pinocchio jazz club_firenze21_feedback_foligno_pg22_cafetteria del centro_foggia24_teatro pasolini_cervignano del friuli_ud25_jazsbo_sovizzo_vi26_il torrione jazz club_ferrara_with alfonso santimone_synths/electronics27-28_recording session_artesuono studio_udine29_piccolo teatro carambolage_bolzanowww.elgallorojorecords.co http://www.cuongvu.com/ www.myspace.com/mickeyfinn4 MICKEY FINN _Dudek! _EGR314-10 Musica al suo stato piu' puro. Improvvisazione intesa come metodo compositivo collettivo ed istantaneo. Segni sonori asciutti come aforismi Zen lasciati cadere su pulsazioni ipnotiche e febbrili. Squarci di una psichedelia nuova, dalla valenza visuale, cinematografica. Diluizioni di suono trovate con un istinto killer per proporzioni e colori. Spostamenti in tempo reale guidati solo da radi ma nitidissimi punti di riferimento micro-tematici.La chitarra di Enrico Terragnoli e' una scatola dei suoni dagli illimitati doppifondi. Il Rhodes di Giorgio Pacorig si smaterializza per emanciparsi dai limiti della propria letteratura tradizionale. Il basso di Danilo Gallo si aggira scuro dalle parti delle budella e il drumming di Zeno de Rossi e' qui davvero imprendibile. Music in its purest state. Improvisation intended as a method of instant collective composition. Sonorous symbols which are as bare and essential as Zen aphorisms are dropped onto hypnotic and feverish pulsations.Gashes of a new psychedelia, with a visual valence that is cinematographic. Dilutions of sound meet with a killer instinct for proportions and colours. Displacements in real time, guided only by sparse but very distinct micro-thematic reference points. Enrico Terragnoli's guitar is a box of sounds with unlimited secret compartments. Giorgio Pacorig's Rhodes distances itself from the limits of its own tradition. Danilo Gallo's bass meanders darkly around the gut and Zeno De Rossi's drumming here is absolutely unbeatable. thanX (Giorgio Signoretti)

6.1.07

Pollo senza aver scelto

ANNUNCIO!!!!
mercoledì 10 gennaio dell'anno dispari 2007 al TORINO@NOTTE
EL GALLO INVOLUNTARIO in concerto
FRANCESCO BIGONI; SAX TENORE
PIERO BITTOLO BON; SAX ALTO E BARITONO
DANILO GALLO; CONTRABBASSO
FRANCESCO CUSA; BATTERIA
ORARIO: 21.00 CAFFè tORINO, cAMPO s.lUCA
OVVIAMENTE...IMPERDIBILE!!!!

DALLA FORESTA DEI SUONI

Ricevo e volentieri pubblico questo programma/comunicato riguardante una storica e ancora viva (piu' che mai viva) emittente "altra" della provincia.
Radio Sherwood appartiene al mio immaginario della pubertà: ricordo una grande scritta a spray che ne pubblicizzava le frequenze assieme ad uno stilizzato diegno di Robin Hood tratteggiato sul muro a fianco della mia scuola superiore.
Ricordo anche che solo lì si riascoltavano i King Crimson e i Led Zeppelin (ma anche gli esecrati cantutori).
Nel bene come nel male radio Sherwood è stata una voce antagonista di questi ultimi infausti decenni. Non sempre condivido le forme e i contenuti (quasi mai le musiche trasmesse) e mi sento distante da certe venature "Trendy" che la radio ha assunto.
ma davvero a tutt'oggi resta una delle poche voci fuori dal coro...e sono ancora tempi duri!!!!
ZERIMO I ANNI 70....
laboratorio morion presenta: la redazione locale di radio sherwood a venezia. venerdì 12 gennaio 2007 E’ l’autunno del 1976, da Vicolo Pontecorvo 1/a a Padova sale nell’etere il primo segnale di una piccola radio libera: Radio Sherwood. Sono passati più di trent’anni. Radio Sherwood si è trasformata ed è cresciuta: oggi trasmette in FM nelle provincie di Padova, Venezia Treviso, Belluno, Vicenza, Rovigo, in streaming audio dal sito ww.sherwood.it e su satellite come global radio attraverso il progetto di global project (www.globalproject.info). La foresta di Sherwood ha accompagnato e continua a farlo, con musica, informazioni, sperimentazioni culturali le lotte, i desideri ed i sogni raccontati da migliaia di voci: un’altra verità alternativa alla comunicazione ufficiale. Una foresta in continua espansione. Oltre agli storici studi di Vicolo Pontecorvo a Padova (anche questi in espansione proprio in queste settimane) si sono aggiunte alcune redazioni locali, quella di Marghera, presso Officina Sociale in Via Fratelli Bandiera, 45, quella di Vicenza, Presso il Nuovo Capannone sociale in Via dell’Edilizia 128 ed ora anche quella di Venezia, presso il Laboratorio Morion. Esperienze locali che hanno saputo dare voce alle lotte e alle notevoli esperienze culturali in atto nei diversi territori del nord-est: come nel caso dell’assemblea permanente contro il Dal Molin che a Vicenza ha trovato proprio negli studi vicentini della radio un punto di forza e di rilancio per le iniziative a livello locale e nazionale. Non è la prima volta che Sherwood trasmette da Venezia: era successo nel 1976, negli studi situati alle Carampane, poi con intermittenza negli ultimi anni l’esigenza e il desiderio di tornare a trasmettere proprio dalla città lagunare. Di dare voce a quanti e quante ogni giorno sono protagonisti delle lotte per il diritto alla casa, contro la grande opera Mose, per la condivisione dei saperi, contro ogni forma di proibizionismo, di dare spazio alle realtà studentesche, alle sperimentazioni musicali e artistiche, alle iniziative culturali promosse dalla libreria ca’ libro 9. Un’esigenza che si concretizza al piano superiore del laboratorio morion. Un ulteriore sforzo da parte degli attivisti del centro sociale veneziano, che venerdì 12 inaugurano l’apertura della nuova sala dello spazio occupato. Una sala che da anni non veniva utilizzata è stata recuperata, ristrutturata e attrezzata per la redazione locale di Radio Sherwood. Le trasmissioni “on air” partiranno da subito. Accanto alla parte informativa, rassegna stampa e notiziario, in diretta ogni martedì dalle 18.00 alle 19.00 down town, trasmissione sugli eventi culturali e musicali del veneziano, ogni settimana liberalarte a cura del laboratorio morion sulla scena indie rock italiana e non solo. Questo è solo l’inizio. Per info: venezia@sherwood.it Programma di venerdì 12: ore 20.00 sherwood_spritz-time ore 21.00 proiezione del film documentario di Guido Chiesa “Alice è in paradiso” (Fandango, 2002) sull’esperienza di Radio Alice, emittente bolognese concepita nel 1975 proprio nel bel mezzo dell’esplosione delle cosiddette radio libere. Guido Chiesa racconta “con materiali di repertorio di ogni tipo e provenienza (tra cui alcuni inediti legati proprio alle vicende della radio), la babele di Alice attraverso storie e atmosfere che ci permettono di stabilire nessi e cortocircuiti tra presente, passato e futuri possibili”. a seguire video-intervista a Vilma Mazza voce storica di Radio Sherwoode poi dj-set a cura di Max di Blas, Radio Sherwood

L'OTTAVO RE

...e pensare che da grande voleva darsi all'ippica!!!! non si arriva ottavi senza aver prestato giuramento alla gran loggia dei GIANNI CHI!!!! phisique du ròle
VOLEVO rendere tutti voi partecipi del lieto evento: il mio coinquilino, la persona che ha la fortuna di abitare con me, si è classificato ottavo tra i 10 migliori nuovi talenti nel referendum che la rivista "Musica Jazz" indicead ogni fine anno.
Io credevo ci fossero limiti di età per essere dichiarato miglior nuovo talento ma si vede che mi sono sbagliato: anche a 90 anni (l'età del Gallo) si puo' avere un destino da ventenne!!!!
In bocca al lupo Gajo!!!!

4.1.07

novità editoriali

START!
L'anno vecchio è finito ormai...e il nuovo si apre con una sorpresa: è uscito il volume di Paolo Ganz sulla sua lunga carriera. Il titolo è NEL NOME DEL BLUES e sicuramente conterrà succulenti resoconti su' e giu' per la Penisola e...oltre!!!!
Sul link seguente http://www.italianharp.it potete sapere tutto su quest'uscita ed altro.
Attenzione!!! Catfish scrive molto bene e rischiate di restare catturati dalla sua prosa....
Mi permetto di ricalcare il suo bollettino dimodochè chi volesse sentire Paolo in concerto sà dove andare:
E' con grande soddisfazione che vi presento la mia ultima fatica! Nel Nome del Blues è il libro che racconta la mia storia di musicista, raccoglie il meglio di vent'anni di avvenure On the Road, fatti stravaganti, a volte surreali, aneddoti e molto altro! In questi primi mesi del 2007 verrà presentato in verie città d'Italia e, naturalmente, nei corso dei miei concerti. Può essere ordinato direttamente al sottoscritto (rispondendo a questa mail) oppure ad Italian Harp (http://www.italianharp.it/) che dispone di un ottimo servizio di vendita on line. Il costo (in qualsiasi caso) è di €10,00 (+€3,00 spese di spedizione). Concerti Sull'onda di questo avvenimento per me importante il 2007 parte alla grande con alcuni appuntamenti sicuramente degni di nota: Paolo Catfish Ganz Trio Paolo Catfish Ganz: Vocal & Harp Ale Voltolina: Guitars & Vocal Cristiano Da Ros: Double Bass Venerdì 19 gennaio ore 18:00 Centro CandianiPiazzale Candiani Mestre interventi di Rino DE MICHELE & coro, Paolo GANZ, Sir Oliver SKARDY & Fahreneiht 451, Ferruccio TOFFOLETTO, Paola Brolati, Adolfo Zilliinfo: http://fuoriposto.altervista.org/fuoriprogramma.htm Venerdì 26 gennaio ore 22:00 Antica Birreria Caramel Via Argine S.Marco, 20 Fossalta di Piave (VE) info & prenotazioni: http://www.birreriacaramel.it/ Via Rossi Jazz Club Concerto + Presentazione del libro di Paolo Ganz 'Nel Nome del Blues' Special Guest Marco Carlesso (Drums) Via Rossi Dueville (VI) info & prenotazioni: info@agoraonlus.org Links & Intervista questo mese diversi siti si sono interessati al mio lavoro: ringrazio tutti di cuore e passo semplicemente ad indicarvi i links Amplificatori & Microfoni per Armonica ha presentato 'Nel Nome del Blues' con un'azzeccata recensione dell'amico Bertrando Goio. Vi invito a leggerla su http://www.amplificatoriperarmonica.blogspot.com/ Italian Harp oltre ad essersi reso disponibile a distribuire il mio libro, mi ha offerto la possibilità di avere una rubrica mensile dove scrivere di armoniche, ma anche raccontare di quanto gira intorno alla mia musica. La rubrica si chiama Catfish's Pond e la trovate a questo link: http://www.italianharp.it/ Musica Black ha passato in questi giorni una lunga intervista curata da Angelina Megassini. Eccola! http://www.musicablack.com/ita/musicablack_interviste/intervista.php?id=66 * * * Anche per questo mese è tutto - ma (come sempre) non è poco - quindi aspetto le vostre mail e grazie a tutti coloro che hanno voluto lasciare un segno del loro passaggio sul nuovo guestbook del mio nuovo sito http://www.paologanz.it/ Paolo 'Catfish' Ganz

1.1.07

the end, maifrend

l'ultimo...alla tua, Maurizio
NON E' IL NATALE
che mi porta a parlare del caso di un barbone trovato morto annegato venerdì 29.
Il fatto è che Maurizio F. lo conoscevo e anche abbastanza bene. Chiaccheravo con lui quando lo trovavo a casa (il pontile del 52 di Rialto, direzione s. Marco); mesceva il suo Sovinello in due bottigliette da acqua minerale da mezzo e le riponeva nell'eterna borsa di fibra di plastica che, assieme all'ombrello, erano i suoi fedeli compagni.
Maurizio "maifrend" non era necessariamente simpatico nè suscitava tenerezza; era lagnoso e collerico. Oltretutto si espandeva perfin troppo quando andava nei locali, era polemico e vittimista. Però con me era simpatico e credo che le chiacchere che facevamo un po' lo alleviavano dalla sua pena quotidiana.
Maurizio era un appassionato di musica; infatti io, Ropie, Fede etc. lo avevamo incontrato durante le jam del Torino, dove Jebho, tollerante e gentile, lo accettava senza batter ciglio e lui faceva il tifo per noi musicisti. Almeno fino al momento in cui era stato colto sul fatto nell'attimo in cui praticava il suo hobby preferito: la piccola piromania. In quel frangente jebho non se l'è sentita di accoglierlo piu' e si può capire il suo gesto, dettato da motivi di sicurezza e basta.
Maifrend si entusiasmava alle jam e in particolare per la batteria. Io ero il suo prediletto. Per strada, quando passavo davanti al MacDonald's, suo restaurant prediletto, mi chiamava col grido "BATTERIA ANTIAEREAAAAA" e, oltre ai "due leuri" che mi chiedeva mi inondava di complimenti. "TI NO TI GA GNENTE DA INVIDIAR A TULLIO DE PISCOPO", e, benchè abbia molto da invidiare al batterista napoletano, mi faceva piacere. Posso garantire che non me lo diceva per avere la questua. Comunque quando mi vedeva mi apostrofava di complimenti. Forse ripete ossessivamente che erano belli i tempi quando faceva il tifo per me e Ropie (i suoi prediletti) lo portava a momenti migliori di un'esistenza abitudinaria e on the road allo stesso tempo.
Ci sono due categorie di persone che rispetto; chi sa vivere ttraverso le traversie e chi viene vinto dalla vita. Non si è obbligati a reggere il peso dell'esistenza. A questo mondo si ha il diritto di dire "non ce la faccio" e non perdere un grammo nè di dignità nè di saggezza.
E' la zona grigia, chi è avvolto da false sicurezze, chi vive inconsapevolmente il proprio edonismo conformista da schiavo che disprezzo profondamente. Di solito questa categoria di persone odia i tipi come Maifrend, perchè non sopporta l'essere messa difronte ad un aspetto comunque vivo, vero e possibile dell'esistenza.
Così come non si dà pace per i "vincenti" e pensa che la grandezza spirituale si possa acquistare come un telefonino.
Ho visto, con Patrizia, il cadavere di Maurizio ripescato dal canale della fondamenta della misericordia: non avevo visto che si trattava di lui perchè era coperto. Dal telo di cerata che celava le spoglie spuntavano le sue solite bitorzolute scarpe nere.
il giorno dopo, letto il nome di Maurizio F. sul Gazzettino, tutto si è chiarito. Maifrend se ne era andato, forse scivolato prima di andare a cena in Betania, con qualche Sovinello in eccesso nella pancia e la solita depressione serale.

Agli occhi del mondo

DONALD RUMSFIELD-SADDAM HUSSEIN. Once were friends
BUON ANNO.
in realtà tutti sappiamo che non comincia nulla e non finisce nulla se non i termini del nostro calendario.
Voglio semplicemente segnalarvi questo link che riguarda un video presente su Google
e che tratta di un'ipotesi che a qualcuno di noi sarà venuta in mente. A me per primo.
E cioè che ad essere stato giustiziato dalla legge irachena (...) sia stato un sosia di Saddam Hussein.
Di sosia Saddam ne ha avuti molti e nessuno può impedire il sospetto che a infilare la testa nel cappio sia stato un povero sventurato che ha avuto il dono di somigliare al rais.
Dietrologia? Complottismo? antiamericanismo alla Michael Moore? Forse...forse però è anche vero che gli Stati Uniti non sia una patria di santi e va notato lo stile texano dell'esecuzione.
Viviamo in una società che attribuisce all'immagine il valore supremo, tanto che a volte viene da invidiare i ciechi. La vista è solo uno dei 5 sensi e quello piu' manipolabile, a quanto pare. Pochi resistono ad una coloratissima invitante caramella, ma non si può vedere il cianuro contenuto in essa.
L'America è il paese che dell'immagine, in senso buono come in quello cattivo, ha fatto un'arma di disinformazione e plagio. non è da poco donare agli occhi del mondo, specie quello occidentale, ormai supino all'estetica diseducativa, la morte del babau...ora finalmente la democrazia trionferà e dormiemo sonno tranquilli. Fino al prossimo candidato orco.
NO ALLA PENA CAPITALE

27.12.06

Un genio e un parrucchiere sbagliato

PUO' sembrare impossibile che un uomo che ha sbagliato parrucchiere praticamente dagli anni '60, che aveva un daltonico feticista come sarto e un bounty killer come calzolaio possa essere un genio.
Ma James Brown lo è stato. Di sicuro.
(per i cenni biografici rimando al seguente link:http://it.wikipedia.org/wiki/James_Brown).
Il contributo alla musica contemporanea dato dal musicista di Barnwell è tra i piu' importanti in assoluto. Con James Brown il soul cambia faccia ed anima e il sound si rivolge al budello e alla mente.
D'un colpo Brown compie un'operazione semplicissima e rivoluzionaria: annulla ogni traccia di melodia e resetta il tracciato armonico.
I manuali di musica insegnano che accanto a queste due componenti esiste una terza, secondo me la piu' importante; il ritmo.
Praticamente James Brown e la sua band, nelle varie ma non variatissime incarnazioni, punta il centro focale del suo linguaggio sulla pulsazione ritmica, concentrandola sulla batteria. Non è un caso che i suoi batteristi gli siano stati fedeli negli anni. Jabbo Stark e Clyde Stubblefield hanno portato le allucinazioni funk del Padrino del soul a livelli di rarefazione esasperata. Pochissime rullate, da contare sulle dita di una mano, scansione del ritmo funk con scarti e variazioni sincopate ripetute allo sfinimento. Pochi artisti come Brown necessitano del fade out non solo come escamotage per le lacche viniliche ma per evidenziare l'ETERNITA' dell'esecuzione. I brani di Brown potevano durare l'infinito e conservare la stessa identica intensità, come un'emozione che non si esaurisce, come la visione della faccia di Dio.
Con questo espediente e poggiando su un tessuto modale ben piu' magro di qualunque brano jazz non solo per via dell'accordo solitario ma per l'intenzione, le sataniche jam vocali del Padrino ben si innestavano nel tessuto urbano dell'America dei '60, '70 e 80 (Livin'in America...in fondo è un anthem tra i piu' perfetti di quel tempo).
L'orchestra di Brown rivitalizzava e contestualizzava il Jungle Ellingtoniano in accordo con le moderne Ford mustang o Gran Torino, le strade di Harlem fitte di nuove immondizie, la versione black della tenuta hippie, molto piu' erotica e realista di quella bianca.
In effetti c'è solo una parola per definire la musica di Hard Worker: sesso.
Così ne era ricca la sua musica tanto quanto ne era avido il leader, senza scrupoli nè preliminari.
I musicisti della sua band ben intendevano la fulminante filosofia browniana: nelle messe del predicatore Bruno Pee Wee Ellis (dal grasso tenore honk degno di un Lockjaw Davis), Fred Wesley dall'agile e rotondo trombone (forse la figura piu' raffinata della frontline dei fiati), Waymon Reed, ottimo jazzista, che usava la tromba come una Colt. St. Clair Pickley, tenorista hard bopper prestato al funk. E i piu' importanti: Jimmy Nolan, l'inventore della chitarra Clank (senza di lui Nile Rodgers non sarebbe lo stesso), Bernie Odun, uno dei tre-quattro bassisti elettrici piu' grandi di ogni tempo e l'immenso Maceo Parker, prima baritonista, poi tenore e infine altista (prima l'alto lo suonava ElDee Williams), il sassofonista piu' campionato della terra, dal geniale uso della sfibrata pentatonica, che univa il graffio della nuova illuminazione ritmica al suono grasso di Cannonball Adderley. In lui il vecchio Sud viene conservato, calso e zuccheroso, sorridente come un piatto di fagioli rossi col riso.
Tra i tanti capolavori di Brown io amo soprattutto un long playing: sembrerà scontato ma non lo è ma per me il gioiello di famiglia resta il live in Augusta nintitolato "Sex Machine" (Polydor 1970). E' il Brown che preferisco, ormai dimentico della canzone, che inventaria e sistematizza nell'apoteosi del ventre il suo concetto filosofico. E davvero, a rischio di sembrare banale, è proprio la tenebrosa, malefica versione estesa di "Get up i feel like a sex machine" ad essere il vertice assoluto del concerto che, nonostante sia mal registrato e mal montato, riesce a far esplodere le sedie di chi non balla come cariche di dinamite.
Musica senza intellettualismi, con l'intelligenza del pene-rabdomante. Lo strillo acuto del maschio nero che viene e gode per se stesso, l'ansia di vivere, scopare e ripetere all'ossessione la stessa medesima qualità di godimento. Le frasi smozzicate di chi è schiavo del coito e della puzza della pelle sudata della donna che si sta lavorando. Un mordi-e-fuggi che non (si) dà tregua.
Nei ghetti è oro colato la felicità e c'è sempre qualche ladro in agguato.
Riascoltate "Big fun" di Miles Davis, un disco premonitore che all'epoca non venne compreso: è basato non sul sound di James Brown, ma su un brano di James Brown, "Cold sweat".
Nel bene come nel male la faccia della musica nera di oggi è stata definita da Brown e dai suoi complici. Chi pensa che l'abbia impoverita non si è reso conto che J.B,thestaroftheshowhardworkermisterdynamitejaaaaaaaaaaaaaaaaaamesbrown è stato il perfetto reporter del suo tempo, del suo paese, della sua razza.
Infatti a Kinshasa era per Foreman....
PER PROVARE L'EBREZZA GUARDATEVI IL pADRINO IN AZIONE CLICCANDO SUL LINK SOPRA

21.12.06

natale al Torino

__________Andrea Brunello, per gli amici mafiosi Jebho, mi ha iviato gli auguri di Natale assieme al sostanzioso carnet di appuntamenti del locale TORINO@NOTTE per chi resta a Venezia ecco cosa fare nel periodo festivo piu' tedioso dell'anno (non dite che non è così...) http://www.comedy-zone.net/pictures/images/celebs/celeb020.jpg __________________________________________________________ X-Mas2006 TORINO@NOTTEVenezia ____________________________________________________________________ Venerdì 22 BomChilomSOUND Padova Formatosi a Padova nel corso degli ultimi 3 anni, composto da PINE(Djselecta)e AlexB(Mc). In questo ultimo periodo hanno macinato date in tutto il north Italia guadagnando un crescente consenso. Forti della collaborazione con la fareast crew sono diventati il motore del Pedro (CentroSociale) di Padova dove ormai si puo' dire vengono organizzate le piu' importati yard del nordest(Vedi freddye Kruger,X-Mas clash etc.). Dancehall pura !!! *tutti gli artisti intervenuti si esibiranno per la voglia di far musica e non per il denaro.Tanta e' la voglia di musica e l'amicizia che si portano dentro-Jebho-. *Entrata gratuita nessuna maggiorazione dal listino **Inizio spettacoli ore21:30.TORINO@NOTTE a 2 min. da piazzaS.Marco.Dalla stazione dei treni e da piazzaleRoma vaporetto linea 1 oppure 82(ogni10min) direzione S.Marco fermata rialto(tempo percorrenza12min.)-Campo S.Luca S.Marco VENEZIA- Ringraziandovi per l'eventuale diffusione vi porgo gli auguri di BuoneFeste! -AndreaBrunello alias Jebho- responsabile torino@notte www.musicaincampo.com jebho@blably.com ICQ11508783 Skype: jebho72

20.12.06

meraviglioso mr. Marvin

regalo di natale: ho recuperato questo splendido video che vede il grandissimo Marvin Gaye jr. cantare la sua più bella canzone, "What's goin' on". Un mix di eleganza e impegno, con tutto il profumo del soul anni 70, il mondo afroamericano, il rapporto di Gaye con la sensualità e con la sua gente. Godetevelo!!!! Posted By:James Earl Jones, Jr. Get this video and more at MySpace.com

19.12.06

tanti auguri

Mi stavo lavando i piedi (saranno state circa le due e venti di stanotte) quando mi è giuta al naso una zaffata di alcool denaturato.Un flacone acquistato al Prix qualche tempo fa appoggiato sul bordo del bidet; un alcool da hard discount. Prezzo: 1 euro Anche questa volta mi ha ricordato l'odore di una grappa economica che ero solito comprare per dedicarmi al mio sport preferito: bere fino alla morte. Qualunque cosa. Oggi festeggio gli otto mesi di astinenza integrale da alcool e ho pensato di tirare un po' le somme di tutto quello che è avvenuto dal 20 aprile ad oggi, anche se so che è prematuro farlo. All'inizio di aprile 2006 ho cominciato a stare male e mi sono ritornate le crisi di panico che mi visitano periodicamente da quando avevo dieci anni. In quei momenti cado in uno stato profondo di malinconia che arriva fino alla depressione e alla paura. Sensi di colpa mi attanagliano, ho paura della morte, della pena eterna e credo che Dio ce l'abbia con me. Non ridete vi prego, so che sembra impossibile e assurdo che il qui presente possa pensare, provare e temere cose come quelle appena elencate ma è così e le ragioni sono lontane nel tempo e profonde nell'animo. Proseguo: viste le mie defaillances amorose e un'inspiegabile ritorno di depressione coincidente con l'ingresso e l'uscita dalla mia vita di una delle persone piu' malsane che abbia mai conosciuto ho deciso di ricorrere all'aiuto di uno specialista; il quale si è rivelato essere una specialista, peraltro piuttosto piacente e sicuramente intelligente. D'accordo con una sua collega psichiatra abbiamo deciso di tentare una cura con uno psicofarmaco (sertralina) per tirarmi su di morale per lavorare meglio durante le sedute psicologiche. Finalmente...le pillole della felicità!!!! Prezzo da pagare per l'assunzione; smettere di bere... Davvero non credevo di farcela: la sera del diciannove ho dato fondo all'ultima scorta di vino della mia vita, sono andato in campo a finire la bottiglia, ho pianto un po' e ho detto delle cazzate (in vino non c'è veritas quando sei dipendente). Il giorno dopo ho cominciato a prendere la sertralina. Ricordo che i primi giorni sbagliai confezione prendendo quella con il dosaggio da cento (dovevo provare con 50...). Non riuscivo ad alzarmi dal letto, avevo sempre sonno e paura. Per fortuna mi sono accorto che prendevo la dose sbagliata e ho chiamato la psichiatra che mi ha detto di astenermi per due giorni dall'assunzione di sertralina e ricominciare da metà pastiglia da 50, cioè dosaggio da 25. Da aprile prendo il farmaco ora con dosaggio massimo e non ho piu' toccato un goccio di alcool; la psichiatra si è persino stupita di come sia stato capace da un giorno all'altro a smettere, visto che fino al 19 aprile mi sono bevuto tutto quello che si può bere al mondo e a dosaggi elevati. (Ogni sera sbronzo marcio dal Tavernello allo Stroh86). Ha detto di me che sono una personalità intelligente e versatile, persino troppo versatile, vista la creatività con cui mi approccio nei confronti del mondo, sino a sfiorare l'animismo e a come viaggio con la mente, senza limiti e confini, spesso in bocca al terrore. Che dire per ora? Io non ce l'ho con l'alcool, affatto ma, straordinariamente, da quando non bevo piu' i problemi si sono infinitqmente ridimensionati. Non voglio piu' farla finita, ho una donna, con la musica va sempre meglio, sono apprezzato e spesso ch mi trovava antipatico lo faceva perchè ero io a dare addito con la mia timidezza che pare superbia. Con la psicologa stiamo lavorando tenacemente sul modo di entrare sempre piu' in contatto con la mia emotività. Sapete, io vivo nel terrore di non provare niente per niente e nessuno; sin da bambino ho questa paura. Spesso mi sento come un enorme paio di occhi che spiano il pianeta terra senza farvi parte. Forse è per questo che sono così caustico a volte. La cosa che odiavo di piu' dell'alcool? Sentirmi perso....

elena camerin is back

Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
Piccola Cooperativa Diapason
ANIMA MUNDI
"spalancati i portali dell'immenso cielo, i grandi Dei della notte, che vegliano lassu', sono presenti......."
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Giovedi 21 Dicembre 2006 - ore 21:00
Sala Comunale - Ovaro (Udine)
informazioni tel. 800 402088
musiche originali: Ivan Maroello & U.T. Gandhi
ricerca & selezione testi: Andrea Zuccolo
D./lato danza contemporanea
coreografie Fabiana Dallavalle
Andrea Zuccolo voce recitante
Elena Camerin voce & live electronics
Nevio Zaninotto sax soprano
Denis Biason oud
Ivan Maroello tastiere & live electronics
U.T. Gandhi percussioni & live electronics
con la collaborazione di Artesuono Produzioni Musicali

D./lato direzione artistica di Fabiana Dallavalle La danza è un gioco che d./lata lo spazio e i tempi della realtà. D./lato è la posizione che assume la testa quando riflettiamo su qualcosa. D./lato è il luogo dove è meglio stare se cerchiamo un punto di vista differente. D./lato perché è importante non prendersi troppo sul serio. È il sapore di una prospettiva nuova quello che propone d'assaggio il gruppo di danzatori udinesi riuniti sotto il nome di D./lato. Un punto di vista diagonale, che segue la danza attraverso il tracciato di un riflettore distinto; uno sguardo "di lato", appunto, che porta con sé il desiderio e il bisogno di raccontare ciò che di fronte resta nascosto, di setacciare la realtà e di cercarne i segreti, con un linguaggio diverso e sempre riconoscibile. L'aspirazione nasce dall'urgenza di condividere e rappresentare con il movimento sensazioni, appunti di viaggio, visioni e riti, luoghi fisici e luoghi dell'anima, di sagomarli sulle braccia, sulle gambe, nel cuore di ballerini che hanno maturato la loro esperienza didattica e professionale al Piccolo Teatro Città di Udine, istituzione friulana che in 60 anni di attività ha formato attori, musicisti, insegnanti, coreografi e danzatori. Con una speciale passione per le... visioni laterali. La coreografa Fabiana Dallavalle ha studiato modern dance con Renato Greco, Mariateresa Dal Medico, Matt Mattox, Mauro Mosconi e Fabrizio Monteverde. Dopo l'esperienza artistica con gli "Arearea" e il diploma di Modern Associate all'Imperial Society of Teachers of Dancing di Londra, ha approfondito lo studio della danza contemporanea al London Contemporary Dance School di Londra e al centro danza contemporanea della "Ménagenie des Venes" di Parigi. Ha vinto come coreografa diversi premi a concorsi internazionali quali Danza Europa, Danzasì, Danza al femminile Stefano Amerio artesuono produzioni musicali & recording studios Via Dante 75 - 33010 - CAVALICCO (Udine) - Italy tel. / fax 0432 572837 - cell. 333 2669457 part. IVA IT01580810305

VENERDI' 22 DICEMBRE 2006 h. 21.00 AL NUOVO BOTTEGON Via Calnova, 22, Cessalto (TV) - 0421 327086 FOUR?TUNES Elena Camerin, Angela Milanese, Enrico Nordio - vocals Paolo Vianello, Andrea Lombardini, Simone Gerardo - la band meglio prenotare... Elena Camerintel (+39) 0421 560 138mob (+39) 349 85 213 85mail elenacamerin@tele2.it http://www.myspace.com/elenacamerinhttp://www.jazzitalia.net/Artisti/elenacamerin.asp

8.12.06

le mexicaine

ENRICO
Terragnoli è il santo eremita della chitarra nazionale.
Sarebbe ingiusto chiamarlo il Marc Ribot italiano e improprio (così come qualche critico frettoloso e poco ponderante definì Battisti il "Tim Buckley italiano"). Terragnoli persegue con ostinata, gioiosa, distaccata solitudine un suo percorso artistico fatto di lampeggi rock, torridi battimenti messicani, bric-a-brac da robivecchi. Già a me sta simpatico lo scegliere chitarre ferrovecchio (memorabile la eko red fiesta di centurie fa), i suoni impuri, i vicoli sghembi e sterrati.
Davvero Terragnoli è unico nel suo mestiere, artigiano umile e laborioso delle corde, principe dell'understatement e dell'insinuamento sinuoso.
Il suo progetto "ORCHESTRA VERTICAL" edito dalla comune resistente EL GALLO ROJO RECORDS presenta un altro imprevisto terragnoliano: la cantabilità.
In effetti è fortunatamente un disco di canzoni, e che canzoni, e quanto facilmente si porgono all'orecchio. Sì, sono proprio canzoni da sussurrare a denti stretti su una spiaggia di Zipolite, con una fresca Xibeca in mano a nullafacere se non sognare ventenni dalla pelle ambra con un pizzico di nostalgia per l'autunno parigino. (Ma che resti solo un sentimento e non una fattualità, giacchè mai più a casa si vuol tornar)
Distesi dalla limpida e sensuale voce della moglie di Terragnoli, Claudia Bidoli, la scalcagnata brigata dell'Orchestra in picchiata verticale, atterrata da un cannone mai di troppo, è composta da ZENO DE ROSSI, batteria, percussioni; DANILO GALLO e STEFANO SENNI ai contrabbassi; OSCAR MARCHIONI, hammond;GIORGIO PACORIG, rhodes;FABRIZIO PUGLISI;piano;THOMAS SINIGALLIA;fisarmonica;FABIO BASILE;chitarra k;ACHILLE SUCCI;clarinetto basso;GERHARD GSCHLOESSL,trombone;ALESSANDRO DE ROSSI,percussioni;ELENA TERRAGNOLI,flauto;NICOLO' SORGATO,charango;FRANCESCO BEARZATTI,sax tenore.
Un cd un'altra volta differente all'interno della variegata proposta del Gallo Rojo, che questa volta vuole regalare un raggio di sole e una nuvola di drago alle orecchie degli ascoltatori.
FATE DI QUESTO LAVORO IL TORMENTONE DELLA VOSTRA ESTATE!!!!

7.12.06

Canini al CZ95 atto secondo

Cari tutti,
voi anime vaganti in questa valle di lacrime, cercatori di pace e ristoro: voi navigatori dei mondi "altri" scolpite in mente la data del 19 dicembre!!!!
Prosegue la rassegna dedicata al conte dal nero mantello (/perchè non ti succhi un bel poooollo/e lasci le donne campar) e dal bianco canino.
Martedì 5 io e Mr. Ventura abbiamo proiettato "Le amanti di Dracula" seguito dalla fascinosa, psichedelica, vintage visione del mitico "Vampyros Lesbos" del maestro dello zoom Jesus Franco. La sensuale dentiera di Christoper Lee e le vellutate, sinuose forme di Soledad Miranda hanno illuminato la consunta tela della sala di proiezioni e gli astanti hanno goduto del privilegio di rituffarsi nel mondo dei cinemetti dei miei '70 dorati.
I prossimi due titoli saranno altrettanto succulenti: si partirà con il depresso vampiro di Andy Warhol (come poteva essere altrimenti se non depresso) in cerca di vergini cattoliche nella nostra bella Italia nel "DRACULA CERCA SANGUE DI VERGINE...E MORì DI SETE!"(Blood for Dracula, dir.: P.Morrissey) e chiuderemo col classico "PER FAVORE...NON MORDERMI SUL COLLO!!!!" (The fearless vampire killers, dir.: R. Polanski) dove seguiremo le avventure e i battiti del cuore di due cacciavampiri in quel dei Carpazi!!!
Vino rosso, aranciata sanguinella, bloody Mary a GRATISSSSSSSSSSSSS
vi giro questa mail di Susanna Zattarin, mia amica e p.r., come la vecchia Celestina p.r. di cinefila memoria.
sono appuntamenti culturali tra cui il già citato concerto per Marco di indubbio interesse
Cari tutti, in questo mese di dicembre si susseguono numerosi eventi, mi permetto di inviarvi una bozza di programma, e se siete liberi saranno occasioni per incontrarsi! Vi ringrazio per l'attenzione! Vi abbraccio Susanna Sabato 9 dicembre ore 18-20 per il Luisona day-Stefano Benni letture al Paradiso Perduto, presentano Alessandra Frontini, Marina Zaffalon e chiunque desideri leggere un brano amato in compagnia di amici davanti ad uno spritz o ad un bicchiere di vino!! Domenica 10 dicembre ore 21-23 Blues al Paradiso Perduto - si brinderà anche ad un paio di compleanni!! Chiunque lo desideri potrà suonare!! Giovedì 14 dicembre ore 17,30 ci vediamo tutti alla Scuola del Vetro Abate Zanetti per la presentazione di un libro sulla laguna Sabato 16 dicembreore ore 17-01 serata musicale in onore e ricordo di Marco Paties al Centro Civico delle Zitelle-Giudecca Giovedì 21 ore 18,00 presentazione di un libro sul vetro presso la Scuola Abate Zanetti a Murano (non potete mancare!!!) spero di vedervi tutti presto!!!!!! besos S&L

Per Marco: una festa

Il 16 il 16dicembra, presso il Cz95 (Centro culturale Zitelle, raggiungibile con i vaporetti delle linee Fermata ACTV Zitelle linee 41,42, 82 da San Marco Pzz.le Roma _ Zattere. All'uscita dall'imbarcadero svoltare a destra. Dopo circa 100 mt. svoltare a sinistra entrando in un sottoportego.) si terrà una festa. Una grande festa di musica, arte, vini e amicizia.
Ci unisce il ricordo di uno splendido amico che ci ha lasciato per traghettare verso altri lidi forse piu' consoni alla sensibilità di artista e musicista che lo contraddistinguevano.
L'amico è Marco Paties, scomparso il 12 ottobre per un terribile cancro alla colonna vertebrale.
Non siamo orfani di Marco, solo del suo sembviante; il suo spirito ilare, idiosincratico nella maniera gustosa,la sua maturità, il suo bambino interiore vivono in noi e vivranno per sempre.
Stiamo curando i dettagli. Un futuro post in questo blog vi illustrerà l'happening nei suoi particolari. Non mancate.

La mia collega Elena

Ciao a tutti, volevo segnalare questo appuntamento per domani; Elena è una mia vecchia amica ed un'eccelsa cantante, dotata di grazia ed eleganza rare. VENERDI' 8 DICEMBRE 2006 ore 17,00 Campo Santo Stefano, Venezia Fourtunes in concerto Elena Camerin - Soprano Angela Milanese - Contralto Enrico Nordio - Tenore Antonello Blando - Basso LA BAND:Paolo Vianello-piano, Andrea Lombardini - el.bass, Paolo Prizzon, drums Elena Camerintel (+39) 0421 560 138mob (+39) 349 85 213 85mail elenacamerin@tele2.it http://www.myspace.com/elenacamerinhttp://www.jazzitalia.net/Artisti/elenacamerin.asp

25.11.06

PEROZZI è MORTO

Ieri, 23 novembre è scomparso Philippe Noiret. Aveva 76 anni e un cancro. Noiret è stato uno dei grandi attori del cinema francese del dopoguerra, con una carriera composta di quasi 150 titoli (http://www.imdb.com/name/nm0634159/ è il link della pagina di internet movie database riguardante Noiret) che lo ha visto caratterista e poi protagonista assoluto, capace di sfoderare un'arte recitativa sottile e pervasiva e un gusto per l'ironia e il paradosso. Pingue, alto, simile ad un pinguino, col capello unticcio e l'occhio a "raglan", esordisce nel 1949 con "Gigi" di Jacqueline Audry per proseguire con titoli via via sempre piu' importanti: tra tutti "Zazie nel metro" (1960, Louis Malle), o "Alexandre, un uomo felice" (1968, Yives Robert), ,un dolcissimo ritratto di ingenuo rovinato dall'approccio con la "civiltà",film che lo decretò protagonista,"A noi la libertà" fantasmagoria pop dell'artista William Klein,"Topaz"(1969, Alfred Hitchcock, il peggiore purtroppo), "!L'orologiaio di Saint-Paul (1974, Bertrand Tavernier), tra i tanti titoli. L'Italia è stato un paese che ha visto in Noiret un attore amico e un fratello d'arte. Memorabili le sue interpretazioni per Ferreri (l'immortale giudice della "Grande bouffe", 1973), "Non toccare la donna bianca"(1974), il bizzarro e non riuscito western girato nella cava che poi conterrà Les Halles, "Il testimone", la coproduzione italo-francese per la regia di Jean Pierre Mocky, dove recita a fianco di un Sordi fuori parte. E vorrei ricordare un altro incontro con Sordi, stavolta dietro la macchina da presa. Si tratta di un episodio del film "Il comune senso del pudore" (1976), dove impersona un produttore che tenta di convincere la primattrice (DagmarLassander) a cedere la verginità...posteriore in un film porno. La sua figura è ricalcata direttamente da quella del mitico Peppino Amato. Indimenticato poi il tipografo Perozzi nei due primi episodi di "Amici miei", ultimo splendido esempio di commedia all'italiana dove le tinte si intersecano, dolcezza e amarezza. Sempre per Monicelli il corale "Speriamo che sia femmina" (1986)in compagnia di un altro grande francese, Bertrand Blier.
Molti lo ricordano come interprete del personaggio del vecchio proiezionista in "Nuovo cinema Paradiso" (1988), sopravvalutato film di Giuseppe Tornatore, o incarnare il poeta Pablo Neruda nel patetico "Il postino" (1994) di Michael Radford, memorabile perchè ultima malinconica interpretazione di Massimo Troisi.
Grande versatilità quindi, e un regime interpretativo di costante alto livello, toni dimessi e discrezione che esaltavano una maestria immensa dell'arte della recitazione.
Artisti come Noiret ormai sono merce rara.
l'annuncio della morte e un ricordo, tratto dalla tv francese

16.11.06

Verona torrida

Pragmatico e "americano", apparentemente normale e già sentito nel suo suono caldo, simile talvolta a certi album tardo anni settanta della Galaxy, coi suoni caldi e lustri, la seconda opera del trio Sultry, capitanato da Zeno De Rossi, conferma in verità la ventata coraggiosa e fresca proposta dall'etichetta indipendente "El Gallo Rojo". Assieme al batterista veronese abbiamo Stefano Senni al contrabbasso (il "fido" Senni, compagno di giochi di De Rossi, frequente tanto quanto Danilo Gallo) e Chris Speed, sul quale poco c'è da dire se non che si tratta di uno dei musicisti americani piu' grandi dei nostri giorni, dalla scrittura equilibrata e personale, apparentemente placida e in realtà profonda e acuta, "zen". Affiancano il trio l'acido e parco tastierismo di Anthony Coleman (rovistatore di modernariati hammond di seconda classe) e la chitarra di Enrico Terragnoli che, nel suo strumento appare in Italia,splendidamente unico e solo. In effetti "Plunge" sembra non aggiungere niente di nuovo nelle carriere di questi artisti; è però il viraggio delle composizioni che denota una ribalda ostentazione di sicurezza e chiarezza di idee, vagheggiando tra assolate pianure tex mex e città in congestione di tubi di scappamento, il cui smog regala beffardi tramonti iridati. Registrato al Good and Evil,tra Brooklyn e New York con aggiunte agli Artesuono di Stefano Amerio a Cavalicco (UD), a casa di Terragnoli e di De Rossi, "Plunge" vanta una ricca varietà, sempre torrida, di paesaggi sonori. Si inizia con Plunge (Speed), un quasi-boogaloo spiccio e "di serie" come in certi di blue note tardo 60, seguito da una apertura molto vicina a languori coltraniani in stile Crescent che introducono una rhumba ebraica(Tina, di De Rossi) dove Coleman rileva i preset di vecchi organetti da giostra."The Daniel Quinn theme" è quello che si potrebbe definire un tema pretesto per suonare fast, inficiato dalla chitarra rovente di Terragnoli; lo swing si inceppa all'inizio delle improvvisazioni in un collettivo free finchè l'afono suono del tenore di Speed riprende le redini. Il gusto del dimenticato, del marginale anche di nomi noti, porta De Rossi & c. a cercare e trovare brani come "Audio Bongo" di Monty Norman (dal primo Bond) e "Fuyiama" di Dave Brubeck, dove il clarinetto di Speed col suo suono tubolare ricorda, personalmente, John La Porta o Hal McKusick, così come in "Zakaz" del batterista, inseguito dall scintillante Rhodes di Coleman. Il bajon saltellante di Speed, "Freezy", stempera il sax rauco su un breve solo di De Rossi. Petunia potrebbe essere un twist ballato da qualche tettona Meyeriana in un localaccio di Tijuana, con alcune Corona di troppo e qualche macchinone che alza polvere dello sterrato adiacente.
"Singer" è una cerimonia yiddish che fa seguire ad un introduzione per Hammond e clarinetto un'inerpicata Sabbathiana/Morriconiana, un lento showdown di uomini solitari, volti leoniani incrostati di tempo.
Stefano Senni scrive "Ida y vuelta", episodio piu' tex mex del cd, a tema antifonale e improvvisazione collettiva."Abracadabra" e' un fast zigzagante disneyano che incornicia le voci di Frank Sinatra e Kim Novak, tratte dal film "L'uomo dal braccio d'oro".
Con "Christo Redentor" di Duke Pearson (tratte dal repertorio "sacro" dei blue note di Donald Byrd, il brano stesso raggiunge una dimensione ascensionale puramente rock, col tenore diSpeed come lead Stratocaster.
E' solo il tema, spento dal fade out che fa immaginare che potrebbe protrarsi all'infinito. Classica conclusione degna di certi album rock concept.
Concludendo, "Plunge" è un album molto certo di sè, sfrontatamente moderno e agro e molto sprovincializzato, assolutamente americano nelle sue qualità senza apparire un'operazione di riporto.
ZENO DE ROSSI SULTRY; "PLUNGE" (El gallo rojo records, 2005)

10.11.06

il mescitore di droghe sonore

C'è un'Italia che si sopravvaluta e un'altra che si sottovaluta. C'è un paese che crede che tra Shakira e Laura Pausini non ci sia differenza, anzi, e crede che le Vibrazioni siano un gruppo rock. C'è un'altra parte del paese che invece realizza opere interessanti tanto quanto se non di piu' di quelle oltreoceano e quasi ne è imbarazzata.... Tra i tanti linguaggi musicali sotterranei, poco remunerativi ma di grande soddisfazione "morale" e artistica (siamo alle solite, lo so) mi ha colpito il lavoro di un gruppo di musica improvvisata che fa riferimento alla coraggiosa e realmente indipendente etichetta EL GALLO ROJO. La band in questione (vedete li tratto già da rockettari...) si chiama MICKEY FINN, DAL NOME DI UN BENEFATORE/BARISTA CHE NELLaMERICA DEI BEI TEMPI, ERA SOLITO DROGARE I CLIENTI PER POI FINIRLI IN TUTTA CALMA. La formazione vede alle tastiere GIORGIO PACORIG,DANILO GALLO alle corde basse,ZENO DE ROSSI ai tamburi e ENRICO TERRAGNOLI alla "chitarra". Registrato nella notte di Walpurga della primavera dello scorso anno e poi mixato nei benedetti studi di Stefano Amerio, gli ARTESUONO di Cavalicco (UD), MICKEY FINN (you're Mickey finn, friend, per dire che sei scoppiato di sostanze) può essere visto ANCHE come un omaggio a passati mondi lisergici di qualche decennio fa, quando droga era solo un effetto senza conseguenza. Il lavoro è un cut up di un'unica session improvvisata raccolta dal tecnico BLAZ CELAREK e questa è solo una delle tante somiglianze con l'universo parallelo del Davis elettrico piu' inquietante, quello dell'album GET UP WITH IT, al quale Mickey Finn somiglia. A differenza di quest'ultimo MickeyFinn ha la tendenza a perdersi sconosciuta a Davis e quindi il materiale sembra meno prender forma, attingendo ad una forma di organizzazione degli spazi piu' inconscia. E? possibile che il tipo di droghe assunte sia differente da quelle degli anni 70. Qui l'effetto sintetico è piu' ossessionato e languido, privo di quella programmaticità davisiana. MARCELLO MASTROIANNI, la rumba dedicata al tenero attore, sembra I only have eyes for you, cantata da un ubriaco teneramente saturo di Armagnac Hennessy. DUDEK! è Franco Micalizzi. REDRUM REDRUM REDRUM si situa dalle parti di Calypso Freelimo e attende la voce di un Tricky per completare il trip hop sabbatico. THE RETURN OF THE GIANT SQUID dal titolo cormaniano legata a SMILE DEAD SMILE stanno in un deserto di Almeria e Inferno di Dario Argento. Potrebbe essere il complemento alle musiche di un western alla Canevari con Bill Frisell motore di idee.SNOID, tra le più davisiane e non per la presenza della tromba di KYLE GREGORY, ma perchè ha il tono apocalittico di certo Davis anni 80. L'atollo hawaiano di pace e serenità e meritata solitudine de LA CENTESIMA VOLTA chiude questo trip pressochè infernale ed iniziatico. Come si potrà VEDERE all'ascolto stavolta è calata giusta.... La chitarra di Enrico Terragnoli si aggira come un anziano avido di tesori nel mercatino delle pulci di una fiera di paese; il basso di Danilo Gallo sembra avere un'ostinata antipatia per le note e sogna di essere un vecchio portone cigolante e dall'aspetto osceno; Giorgio Pacorig sfarfalla sulle tastiere in modo aguzzo e laterale creando terreni sterrati e scorciatoie agli stessi; la cassa loffa e i piatti sfarinosi di Zeno de Rossi sono semplicemente autostrade. buon trip!!!! MICKEY FINN: Dudek! (el gallo rojo records, 2006)